Negli ultimi anni, in Italia si parla sempre di più di crisi dei negozi fisici. Diamo qualche numero per capire meglio. A livello nazionale, nel corso dell’ultimo decennio hanno abbassato le serrande per sempre circa 120 mila esercizi commerciali.
I numeri meno tragici riguardano le grandi città, sempre più scelte dai grandi marchi. Nota interessante: quando si parla di queste situazioni, non si inquadra solamente Milano.
Anche la piazza del capoluogo piemontese, per esempio, è molto apprezzata, come dimostra la recente apertura di un monomarca di scarpe di lusso, scelte in passato da grandi nomi del calibro di JFK (se stai pensando di lanciare il tuo business, puoi trovare qui un elenco di immobili commerciali in vendita a Torino).
Tornando alla situazione generale di crisi, è bene ricordare che, tra le ragioni, non ci sono solo le ristrettezze economiche che, purtroppo, negli ultimi tempi sono diventate quotidianità per tantissime persone.
Essenziale più che altro è parlare di mutamento delle abitudini. A dare il via ci ha pensato quel grande cigno nero che è stato il Covid, che ha aumentato notevolmente la penetrazione dell’e-commerce nel nostro Paese.
Per rendersene conto basta solo prendere in mano i dati di chi acquista online relativi al 2023. I numeri sono aumentati del 13% e, rispetto agli anni precedenti, più che di crescita si parla di stabilizzazione.
I settori che crescono
Per amor di precisione, è importante sottolineare che, per diversi settori in cui i negozi continuano a chiudere – tra i numeri peggiori troviamo quelli relativi ai negozi di giocattoli e alle librerie, esercizi che hanno visto, nel corso dell’ultimo decennio, circa il 31% delle realtà totali cessare l’attività – ce ne sono altri che, invece, prosperano.
Tra questi, è possibile citare le farmacie e le parafarmacie, che hanno visto incrementi del 12,6% nell’ultimo decennio.
Molti di questi nuovi esercizi sono presenti anche online con il loro e-commerce e sfruttano in maniera intelligente l’approccio ibrido.
Nonostante la diffusione degli acquisti online, sono ancora tantissime le persone che hanno bisogno di chiedere consiglio al farmacista prima di comprare un prodotto.
Lo adocchiano quindi in rete, per poi recarsi presso il punto vendita e finalizzare l’acquisto.
La tecnologia è importante, su questo non ci sono dubbi, ma professionisti come il farmacista rappresentano un punto di riferimento sul territorio ancora troppo rilevante per poter parlare di una sostituzione totale del punto vendita fisico con l’e-commerce (cosa di fatto impossibile anche a livello normativo in quanto, ad oggi, per ricevere l’autorizzazione a vendere in rete le farmacie e le parafarmacie devono essere dotate di store fisico).
Numeri positivi anche per gli esercizi che vendono telefonia e, in generale, device tecnologici.
In questo caso, a contribuire alla crescita e alla resistenza sul mercato delle realtà con alle spalle anni e anni di storia ci pensano fattori come la paura di incorrere in truffe, senza dimenticare il desiderio di interagire con personale esperto in grado di aiutare con le configurazioni.
I numeri mastodontici dell’e-commerce
La situazione, come abbiamo appena visto, è più complessa di quanto si possa immaginare al primo sguardo.
Nonostante questo, non si può dire che l’e-commerce non abbia influito. A dimostrazione di quanto, in Italia, i suoi numeri siano ormai mastodontici, basta chiamare in causa le vendite online in occasione del Black Friday 2023.
In questa occasione, gli acquirenti italiani hanno speso sul web oltre 2 miliardi di euro.
Attualmente, sono circa 33 milioni le persone che, nel nostro Paese, acquistano d’abitudine prodotti online.
Il Covid, come già detto, è stato il volano del cambiamento. Una volta archiviata l’emergenza sanitaria, è rimasta la centralità della comodità e, in settori come quello del pharma, la possibilità di risparmiare grazie al confronto dei prezzi di numerosi brand.