Genova sottovalutata, questo il suo fascino.

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Perché Genova ha una percentuale turistica molto al di sotto di Roma o Firenze? Mi chiedo questo ogni qual volta girovago per i caruggi della mia città. Qualcuno mi ha dato la risposta che cercavo e non poteva
esprimersi in modo migliore: popolo della feroce storia, Genova è un luogo che non ha mai superato il suo
feroce passato.
È chiaro. Genova non è Firenze. Non è Roma. E non è Venezia. Non esiste un elenco predeterminato di
attrazioni o attività da non perdere, né romantiche lagune, né la perla del Rinascimento. La sua
infrastruttura turistica potrebbe essere riassunta in quanto meno è di più.
La città invita, in effetti richiede, che il visitatore viva la sua esperienza. E ripaga lo sforzo. Una volta che
Genova ti entra dentro, non può essere scacciata. Genova ha un cuore e un’anima come nessun’altra città
al mondo.
Attratto dai misteri svelati della Superba, dall’autenticità incrollabile, dal dialetto e dal cibo, dalla visione
sardonica del mondo e del suo straordinario passato, puoi vagare per le sue strade e perderti negli angoli
più nascosti, chiedendoti perché così pochi altri sanno guardare Genova con i tuoi stessi occhi.
E ci sono vari modi per guardarla. Iniziamo dalla geografia, perché significa tanto oggi come nel 1005,
periodo in cui Genova divenne una Repubblica. Per otto secoli, insieme a Venezia, Pisa e Amalfi, è stata una
delle grandi repubbliche marinare dell’odierna Italia. All’epoca ogni repubblica pensava per se stessa: la
ferocia alimentata dalla disperazione, infiammata dall’ingegno. Genova li possedeva tutti e tre in
abbondanza.
Situata nella ripida curva della costa nord-occidentale italiana, la città non aveva nessun posto dove
pascolare il bestiame, allevare il grano o sfuggire alle invasioni. C’era solo il mare, per navigare, dominare e
lanciare galee fabbricate localmente.
Il commercio (o la pirateria) non veniva sempre praticato con nobile intento, ma sempre con grande
spietato impulso che, nel tempo, consolidava la fortuna nelle mani di poche famiglie che ancora oggi
possiedono alcune aree della città.
Genova è un luogo di primati e superlativi. La prima banca, San Giorgio nel 1407. La prima squadra di
calcio, il Genoa CFC, nel 1893. L’esploratore più famoso, il figlio nativo Cristoforo Colombo e il prigioniero
più noto, Marco Polo, che fu imprigionato nel 1298 durante una guerra tra Genova e Venezia, allora rivali.
È una curiosa miscellanea, perfettamente adattata alla topografia altrettanto curiosa della città.
Passeggiare attraverso il percorso urbano inclinato di Genova, a volte, può sembrare come entrare in una
delle intricate incisioni di Pisanesi, un paesaggio urbano che sembra essere tagliato e incollato in ogni
modo.
Le sue fitte colline sono attraversate da sentieri segreti chiamati creuze, che si snodano su e giù, dentro e
fuori. Possono essere scorciatoie che portano a uno delle dozzine di ascensori e funicolari della città i quali
sfrecciano dentro le montagne. L’Ascensore Montegalletto cambia anche il punto medio da orizzontale a
verticale ed è un must accattivante per adulti e bambini.
D’estate è sempre eccitante prendere l’ascensore Castelletto. Quando si sale sul Belvedere Montaldo,
l’intera città si apre davanti a te, come fossi all’interno di un set cinematografico. Ci si affaccia su un mare
urbano di ogni stile immaginabile di palazzi, chiese, negozi, magazzini, bacini e persino sulla Lanterna,
eretta nel 1543. Il tutto accompagnato dal fragore e dal sapore salino delle onde del mare.
Genova non smette mai di stupire ed è impossibile vederla tutta. Ogni giorno scoprirai qualche cosa di
nuovo. Per esempio, sapevi che l’Antica Farmacia Sant’Anna produce una fragranza unisex e Acqua di

Melissa? Ha lo scopo di calmare i nervi, fondamentale quando ti sei perso tra i caruggi e non sai più come
tornare indietro.
Solo a Genova il Castello D’Albertis con la sua collezione di manufatti etnografici e il suo salotto turco. È
solo una delle immense ville architettonicamente miste, costruite da capitani di mare e mercanti. Le trovi
nascoste tra le colline genovesi, incastonate come mandorle in una tavoletta di cioccolato.
E sempre solo a Genova, il paradosso di queste pendici densamente costruite che, improvvisamente, ti
consegnano alla spalancata Via Garibaldi, fiancheggiata da palazzi ornati, rigorosamente equilibrati. Si
tratta di palazzi costruiti nel XVI e XVII secolo dalle famiglie di centrali elettriche della città, una accanto
all’altra.
Oggi Via Garibaldi è una strada piena di banche e studi legali e ospita Palazzo Rosso e Palazzo Bianco, due
must da visitare per intraprendere un viaggio interessante nell’architettura ligure, appariscente e sobria al
tempo stesso.
Nel centro della città attrae la Chiesa del Gesù con le sue meravigliose pale d’altare di Rubens, e la
Cattedrale di San Lorenzo, l’imponente monumento a strisce bianche e nere, con i leoni mascotte della
città in piedi di guardia.
Questa mentalità locale, di lasciare le cose mentre cadono, non risolvendole fintanto che rimangono
ininterrotte, è vista dai critici della città come segno della sua frugalità. Ed è invece il dono più grande che
Genova può fare ai suoi visitatori. In questo modo, la città si aggiunge semplicemente ai suoi intrattabili
edifici. Così, in una sola facciata sarai in grado di vedere una cornice barocca in cima a un fregio di finestre
rinascimentali, intrecciate in un arco medievale.
L’intattezza risulta più evidente nei caruggi, le strette strade medievali della Superba. Scuri, ombrosi, a
volte pungenti, hanno avuto i loro alti e bassi. Ora sono spazi condividi da ristoranti chic e bar conviviali.
Tutto fa parte della fluttuazione di Genova.
In queste strade puoi imbatterti nell’ultima tripperia della città, dove lastre di trippa bollita sono servite su
banconi di marmo. Puoi stuzzicare le narici all’interno della centenaria drogheria, fornitrice di spezie, rimedi
erboristici, dove si vendono bustine di tè incartate con amore. E puoi rinfrescarti con l’ottimo gelato della
gelateria più premiata d’Italia, prima classificata sulla rivista enogastronomica Gambero Rosso.
Ma è il porto a ospitare le attrazioni turistiche più popolari della città, tra cui il Galata Museo del Mare,
recentemente rinnovato, che abilmente racconta la storia marittima di Genova. L’amato acquario che
faceva parte del risanamento del quartiere del 1992, supervisionato da Renzo Piano.
E il porto è diventato il più trafficato di tutta Italia. Ci sono piani, anch’essi concepiti da Piano, per
raddoppiarne le dimensioni. L’espansione dovrebbe ospitare navi da crociera, yacht e il traffico container
che tiene occupati i suoi 20 chilometri di banchine, giorno e notte. In definitiva, tutto a Genova riguarda il
mare.
Questa osservazione vale anche per la gastronomia locale. Nel vecchio quartiere di magazzini adiacente al
porto, si servono piatti classici derivati dalle cucine popolari della regione che comprendono baccalà e
cundijun, un’insalata composta da biscotti imbevuti di pomodori, capperi, tonno, cipolle e pesto, uno snack
tipico dei marinai.
Genova si definisce per i suoi standard, una lunga memoria e una implacabile resistenza. Un esempio
classico è Mangini, un antico bar e pasticceria amato da genovesi e non. È un locale in cui uomini d’affari in
giacca e cravatta indossano coltelli e forchette mentre scavano nei dolci serviti su vassoi argentati.
Oggi sono molti di più i visitatori che scoprono Genova ogni anno. Arrivano, indugiano, si dilettano di ciò
che è antico e si sorprendono da ciò che è nuovo. Finalmente la città sta riprendendo slancio. Le aziende
tecnologiche stanno mettendo radici nel capoluogo ligure e gli hotel stanno rivitalizzando vecchi palazzi. Il
museo di arte moderna ha una nuova energia, ma mantiene sempre la sua genovesità, con cautela.

Genova è una città talentuosa e creativa. È come una bella macchina con il freno a mano inserito che
aspetta solo di essere liberata.

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